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Coronavirus

Che cosa facciamo?

Nora Bienz, co-vicepresidentessa dell’asmac, nel video (22 dicembre 2020, in tedesco)

I nostri soci svolgono la loro professione con passione – per il bene di tutti noi. La pandemia ha richiesto loro ancora più flessibilità e continua a farlo anche dopo il ritorno alla normalità negli ospedali.

Noi assistiamo i giovani medici fin dall’inizio dell’emergenza e restiamo sul pezzo. Leggete dove e come siamo attivi. I numerosi link vi forniscono informazioni più dettagliate.

News

Siamo favorevoli alla vaccinazione contro la COVID-19. Per questo apprezziamo il fatto che presto tutti i medici in Svizzera avranno la possibilità di vaccinarsi. Tuttavia, siamo contrari a qualsiasi obbligo o forma di pressione. Abbiamo raccolto in un documento i principali aspetti giuridici a questo proposito. I nostri giuristi di sezione sono a disposizione per rispondere a eventuali domande dei soci.

Richieste

A causa del coronavirus, molte strutture sanitarie hanno dovuto far fronte a costi aggiuntivi. In primavera hanno inoltre subito una riduzione dei ricavi a causa del provvisorio divieto di effettuare gli interventi non urgenti. Non è ancora chiaro come dovranno essere compensati questi buchi a livello finanziario. È necessaria una soluzione rapida perché più il datore di lavoro ha difficoltà economiche e più le conseguenze sulle condizioni di lavoro e la formazione professionale sono negative.

Per questo, nella sessione invernale dal 30 novembre al 18 dicembre 2020, l’argomento dovuto essere messo sul tappeto. Insieme a H+ Gli ospedali svizzeri, all’Associazione svizzera delle infermiere e degli infermieri (ASI-SBK) e ai sindacati VPOD/SSP e Syna ci siamo rivolti preventivamente alla commissione parlamentare competente, ottenendo un primo successo parziale: la Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio nazionale chiesto che il Consiglio federale disciplini il rimborso delle spese sostenute dai fornitori di prestazioni per esami o trattamenti vietati o limitati, non urgenti dal punto di vista medico o per garantire ulteriori capacità.

La Camera bassa ha approvato questa proposta con 138 voti favorevoli, 51 voti contrari e 3 astensioni, mentre il Consiglio degli Stati l’ha respinta con 30 voti contrari e 11 voti favorevoli. Dopo questo disastro è ancora più importante che i politici intervengano per ridurre i casi di coronavirus in tutta la Svizzera attraverso misure uniformi e aiutare almeno in questo modo gli ospedali sovraccarichi!

Già poco dopo lo scoppio della pandemia nella primavera del 2020 ci eravamo rivolti alla Confederazione e ai cantoni per garantire una sufficiente disponibilità di mascherine, dispositivi di protezione individuale e test. Nel frattempo, il coordinamento da noi richiesto per la gestione e la distribuzione dei dispositivi di protezione individuali negli ospedali esiste, come pure direttive uniformi per il loro impiego. Ciò che manca, tuttavia, è uno studio sugli effetti dell’emergenza coronavirus sul personale sanitario. Insieme ad Amnesty International e ad altri partner, chiediamo ora al Consiglio federale di intervenire al fine di migliorare le condizioni di lavoro.

Nei reparti COVID-19, le disposizioni della legge sul lavoro relative all’orario di lavoro e ai periodi di riposo sono state sospese il 21 marzo 2020. Insieme all’Associazione svizzera degli infermieri (ASI-SBK) e ai sindacati, abbiamo chiesto al Consiglio federale di ritornare sulla sua decisione. Le deroghe alla Legge sul lavoro a causa della situazione attuale, ammesso che siano necessarie, devono essere concordate, limitate e stabilite in modo uniforme a livello svizzero coinvolgendo il personale sanitario. Il 20 maggio 2020 il governo nazionale ha finalmente reso noto che, a partire da giugno, torneranno in vigore ovunque gli orari di lavoro e di riposo stabiliti dalla legge.

Nel frattempo si pongono già nuove domande, perché molti ospedali ora stanno lottando con le conseguenze finanziarie della pandemia da coronavirus. Per noi è chiaro che l’aumento dei costi e la riduzione delle entrate non devono essere trasferiti al personale sanitario. Ciò vale in particolare per le ore negative, che devono essere registrate come assenze retribuite per mancanza di lavoro e, secondo la nostra opinione, non devono pertanto essere recuperate.

L’emergenza coronavirus getta ombre anche sull’esame finale in medicina umana di quest’anno. Dopo aver superato l’esame scritto, i candidati devono svolgere un praticantato di sei settimane – una decisione con notevoli implicazioni per il perfezionamento professionale medico negli ospedali. Per protestare contro questa situazione, la presidentessa della Commissione federale d’esame in medicina umana si è dimessa.

Ancor prima delle vacanze estive, asmac, swimsa e ISFM hanno messo il dito nella piaga pretendendo dal Consigliere federale Alain Berset di avere voce in capitolo nell’attuazione. Dopo due mesi e mezzo, a fine agosto 2020 è arrivata la risposta. Però questa non riprende tutti i punti e le perplessità contenuti nelle critiche espresse. Soprattutto non prospetta il coinvolgimento richiesto.

Le nostre ulteriori questioni:

Aspetti legali

Per quanto riguarda la protezione dei lavoratori, va segnalato in particolare il sito Web della Segreteria di Stato dell’economia (SECO). Il
5 agosto 2020, l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) ha inoltre deciso che le donne incinte rientrano tra le persone particolarmente a rischio. Noi raccomandiamo a tutte le persone interessate di leggere le relative informazioni sul sito Web dell’UFSP e di contattare al più presto il proprio superiore e il medico del lavoro competente dell’ospedale per effettuare i necessari accertamenti e adottare le eventuali misure preventive. Sulla base dell’Ordinanza sulla protezione della maternità, il datore di lavoro è infatti tenuto a proteggere nel modo migliore possibile le donne incinte da un eventuale contagio sul posto di lavoro.

Se non è possibile adottare misure di protezione adeguate, una circostanza valutata tramite un’analisi dei rischi, deve essere offerta un’alternativa come l’home office o la telemedicina. Se la prosecuzione del lavoro è fuori questione, il/la ginecologo/a può disporre un divieto di occupazione.

Se siete soci dell’asmac e avete domande specifiche, non esitate a contattare i nostri giuristi di sezione!

Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP)

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